Il Regno è vicino! – Buona domenica! – XIV Domenica Tempo Ordinario – anno C

Cantalavita

«La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!». Lc 10,2 

è vicino a voi il regno dei Cieli…è vicino a voi il regno dei Cieli

Prego e riprego il Vangelo di domenica (Lc 10,1-12.17-20), e una è l’espressione che risuona dentro il cuore instancabilmente, come fosse una risposta a mille domande, come una inossidabile certezza tra infiniti interrogativi: il regno dei cieli è vicino. No, non è nelle tasche di nessun profeta, non è neppure tra le mani di un qualche rivoluzionario.
Come un piccolo seme continua a crescere, anche dove nessuno riesce più ad accorgersene. Come una fragile ma inarrestabile forza germoglia nella storia, anche se venti di bufera incombono. Il regno dei cieli, capovolgimento del mondo dei forti, follia per il mondo dei GMG giovanipotenti, assurdità per i vincenti, continua a raggiungerci, con sempre più forza, dalle mani dei disarmati, dai volti…

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Santa Teresina: Storia di un’anima (MA, 155-156)

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155 – Quando mi trovai per la strada, le lacrime ricominciarono, non tanto a causa del dispiacere mio, quanto perché vedevo il mio Babbo carissimo che aveva fatto un viaggio inutile. Lui si sarebbe fatta una festa di mandare al Carmelo un telegramma per annunciare la risposta favorevole di Monsignor Vescovo: e ora, invece, era costretto a rincasare senza risposta alcuna… Com’ero addolorata! Mi pareva che l’avvenire fosse spezzato per sempre; più mi avvicinavo al termine, più vedevo le faccende imbrogliarsi. L’anima era sommersa nell’amarezza, ma anche nella pace, perché cercavo soltanto la volontà di Dio. Appena arrivata a Lisieux, andai a cercar conforto al Carmelo, e lo trovai da lei, Madre mia cara. Oh, non dimenticherò mai tutto quello che lei ha sofferto per causa mia. Se non temessi di profanarle, userei le parole che Gesù rivolgeva agli Apostoli, la sera della Passione: «Siete voi che siete stati sempre con me in tutte le mie prove…». Le mie dilette sorelle mi offersero delle dolci consolazioni.

156 – Tre giorni dopo il viaggio di Bayeux, dovetti farne uno molto più lungo, quello alla Città Eterna! Ah, che viaggio! Mi ha istruita di più da solo, che non i lunghi anni di studio; mi ha mostrato come sia vano tutto ciò che passa, e come tutto sia afflizione di spirito sotto il sole! Eppure, ho visto delle cose bellissime, ho contemplato le meraviglie dell’arte e della religione, soprattutto ho camminato sulla terra stessa dei santi Apostoli, la terra pervasa dal sangue dei martiri, e l’anima mia si è dilatata a contatto con le cose sacre… Sono felice d’essere stata a Roma, ma capisco le persone di mondo le quali pensarono che Papà mi facesse fare questo grande viaggio per cambiare le mie idee di vita religiosa; c’era, in realtà, di che scuotere una vocazione poco solida. Non avendo mai vissuto in mezzo a gente di gran mondo, Celina ed io ci trovammo in mezzo all’aristocrazia che componeva quasi da sola tutto lo stuolo dei pellegrini. Ben lungi dall’abbagliarci, tutti quei titoli e quei «de» ci parvero fumo e soltanto fumo. Da lontano mi avevano gettato, qualche volta, un po’ di polvere negli occhi, ma da vicino vidi che «tutto ciò che brilla non è oro», e ho capito la parola della Imitazione: «Non correte dietro a quell’ombra che si chiama un gran nome, non desiderate legami numerosi, e nemmeno la particolare amicizia di alcuno». Capii che la grandezza vera si trova nell’anima e non nel nome, poiché, come dice Isaia: «il Signore darà un altro nome ai suoi eletti», ed anche san Giovanni dice che «il vincitore riceverà una pietra bianca sulla quale è scritto un nome nuovo che nessuno conosce, se non colui che lo riceve». Li sapremo dunque in Cielo, i nostri titoli di nobiltà. Allora ognuno riceverà la lode che merita, e colui che avrà voluto essere il più povero in terra, il più dimenticato per amor di Gesù, proprio lui sarà il primo, più nobile e più ricco di tutti gli altri.

Lectio: Domenica, 26 Giugno, 2016 Il processo difficile nella formazione dei discepoli. Come nascere di nuovo. Luca 9,51-62

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1. Orazione iniziale

Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con il quale l’ hai letta Tu per i discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione. 
Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e sofferenti. La tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre e inviato lo Spirito. Amen.

 

2. Lettura

a) Chiave di lettura: Il contesto letterario

Nel contesto del Vangelo di Luca, il testo di questa domenica si trova all’inizio della nuova fase dell’attività di Gesù. I frequenti conflitti di mentalità con il popolo e con le autorità religiose (Lc 4,28; 5,21.30; 6,2.7; 7,19.23.33-34.39) confermarono Gesù lungo il cammino del Messia Servo, previsto da Isaia (Is 50, 4-9; 53,12) ed assunto da lui fin dall’inizio della sua attività apostolica (Lc 4,18). A partire da questo, Gesù comincia ad annunciare la sua passione e morte (Lc 9,22.43-44) e decide di andare a Gerusalemme (Lc 9,51). Questo cambiamento di rotta degli avvenimenti produsse una crisi nei discepoli (Mc 8,31-33). Loro non lo capiscono ed hanno paura (Lc 9,45), poiché in loro continua a dominare la mentalità antica del Messia glorioso. Luca descrive vari episodi in cui affiora la vecchia mentalità dei discepoli: desiderio di essere il più grande (Lc 9,46-48); volontà di controllare l’uso del nome di Gesù (Lc 9,49-50); reazione violenta di Giacomo e di Giovanni davanti al rifiuto dei samaritani di accogliere Gesù (Lc 9,51-55). Luca indica anche come Gesù si sforza di far capire ai suoi discepoli la nuova idea della sua missione. Il testo di questa domenica (Lc 9, 51-62) descrive alcuni esempi di come faceva Gesù per formare i suoi discepoli.

b) Una divisione del testo per aiutarne la lettura:

Luca 9,51-52: Gesù decide di andare a Gerusalemme
Luca 9,52b53: Un villaggio della Sammaria non offre accoglienza
Luca 9,54: Reazione di Giovanni e di Giacomo di fronte al no samaritano
Luca 9,55-56: Reazione di Gesù di fronte alla violenza di Giacomo e di Giovanni
Luca 9,57-58: Prima proposta di seguire Gesù
Luca 9,59-60: Seconda proposta di seguire Gesù
Luca 9,61-62: Terza proposta di seguire Gesù

c) Il testo:

Luca 9,51-6251Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato tolto dal mondo, si diresse decisamente verso Gerusalemme 52e mandò avanti dei messaggeri. Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per fare i preparativi per lui. 53Ma essi non vollero riceverlo, perché era diretto verso Gerusalemme. 54Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». 55Ma Gesù si voltò e li rimproverò. 56E si avviarono verso un altro villaggio.
57Mentre andavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». 58Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». 59A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, concedimi di andare a seppellire prima mio padre».60Gesù replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu và e annunzia il regno di Dio». 61Un altro disse: «Ti seguirò, Signore, ma prima lascia che io mi congedi da quelli di casa». 62Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che ha messo mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio».

 

3. Momento di silenzio orante

perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.

 

4. Alcune domande

per aiutarci nella meditazione e nell’orazione.

a) Quale è il punto del testo che ti è piaciuto di più e che più ti ha colpito?
b) Quali difetti e limiti dei discepoli si scoprono nel testo?
c) Quale è la pedagogia di Gesù che lui usa per correggere questi difetti?
d) Quali sono i fatti dell’Antico Testamento che sono evocati nei testi?
e) Con quali di queste tre vocazioni (vv. 57-62) ti identifichi? Perché?
f) Quale è il difetto dei discepoli di Gesù più presente in noi, suoi discepoli e discepole di oggi?

 

5. Una chiave di lettura 

per approfondire maggiormente il tema.

a) Contesto storico del nostro testo:

Il contesto storico del Vangelo di Luca tiene sempre questi due aspetti: il contesto del tempo di Gesù degli anni ’30, in Palestina, ed il contesto delle comunità cristiane degli anni ’80, in Grecia, per cui Luca scrive il suo vangelo.

Nel tempo di Gesù, in Palestina: Per Gesù non fu facile formare i suoi discepoli e le sue discepole. Giacché non è semplicemente per il fatto che una persona va con Gesù o che vive in comunità che questa persona è già santa e perfetta. La maggiore difficoltà viene dal “lievito dei farisei e di Erode” (Mc 8,15), cioè dall’ideologia dominante dell’epoca, promossa dalla religione ufficiale (farisei) e dal governo (erodiani). Combattere questo lievito faceva parte della formazione che Gesù dava ai suoi discepoli. Poiché il modo di pensare dei grandi aveva radici profonde e rinasceva, sempre di nuovo, nella testa dei piccoli, dei discepoli. Il testo che meditiamo questa domenica ci dà un’idea di come Gesù affrontava questo problema.

Al tempo di Luca, nelle comunità della Grecia: Per Luca era importante aiutare i cristiani a non lasciarsi portare dal “lievito” dell’impero romano e dalla religione pagana. Lo stesso vale per oggi. Il “fermento” del sistema neoliberale, divulgato dai mezzi di comunicazione, propaga la mentalità consumistica, contraria ai valori del Vangelo. Non è facile per la persona scoprire che la stanno ingannando: “Ciò che tengo in mano non è forse falso?” (Is 44,20).

b) Commento del testo:

Luca 9,51-521: Gesù decide di andare a Gerusalemme
“Mentre si stavano compiendo i giorni in cui sarebbe stato tolto dal mondo”. Questa affermazione indica che Luca legge la vita di Gesù alla luce dei profeti. Vuole lasciare ben chiaro ai lettori che Gesù è il Messia, in cui si realizza ciò che i profeti annunciarono. Il modo stesso di parlare appare nel vangelo di Giovanni: “Sapendo Gesù che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, …” (Gv 3,1). Gesù, obbediente al Padre, “si dirige decisamente verso Gerusalemme”.

Luca 9,52b53: Un villaggio della Sammaria non offre ospitalità
L’ospitalità era uno dei pilastri della vita comunitaria. Difficilmente, la gente lasciava passare la notte a qualcuno fuori, senza accoglierlo (Gn 18,1-5; 19,1-3; Gs 19,15-21). Ma nel tempo di Gesù, la rivalità tra giudei e samaritani spingeva la gente della Sammaria a non accogliere i giudei in pellegrinaggio verso Gerusalemme, e ciò spingeva i giudei di Galilea a non passare per la Sammaria, quando si recavano a Gerusalemme. Preferivano andare dalla parte della valle del Giordano. Gesù non è d’accordo con questa discriminazione e passa per la Sammaria. Ne soffre le conseguenze della discriminazione e non riceve ospitalità.

Luca 9,54: Reazione violenta di Giovanni e di Giacomo davanti al rifiuto samaritano 
Ispirati dall’esempio del profeta Elia, Giacomo e Giovanni vogliono che scenda dal cielo un fuoco per sterminare gli abitanti di quel villaggio! (2 Re 1,10.12; 1Re 18,38). Pensano che per il semplice fatto che loro stanno con Gesù, tutti dovrebbero accoglierli. Loro hanno la vecchia mentalità, quella di essere gente privilegiata. Pensano di tenere Dio da parte per difenderli.

Luca 9,55-56: Reazione di Gesù dinanzi alla violenza di Giacomo e di Giovanni
“Gesù, si voltò e li rimproverò”. Alcune bibbie, basandosi nei manoscritti antichi, dicevano anche: “Voi non sapete quale spirito vi abita. Il Figlio dell’uomo non è venuto per prendere la vita degli uomini, ma per salvarla”. Il fatto che qualcuno sia con Gesù non da a questa persona il diritto di pensare che è superiore agli altri o che gli altri devono rendergli onori. Lo “Spirito” di Gesù chiede il contrario: perdonare settanta volte sette (Mt 18,22). Gesù scelse di perdonare il ladrone che lo pregava in croce (Lc 23,43).

Luca 9,57-58: Prima proposta di seguire Gesù
Qualcuno dice: “Ti seguirò ovunque tu vada”. La risposta di Gesù è molto chiara e senza maschera. Non lascia dubbi: il discepolo o la discepola che vuole seguire Gesù deve imprimere nella mente e nel cuore questo: Gesù non ha nulla, neppure una pietra dove posare il capo. Le volpi e gli uccellini sono più avvantaggiati rispetto a loro, perché per lo meno hanno tana e nido.

Luca 9,59-60: Seconda proposta di seguire Gesù
Gesù chiama qualcuno: “Seguimi!” Questa stessa parola fu diretta ai primi discepoli: “Seguimi” (Mc 1,17.20; 2,14). La reazione della persona chiamata è positiva. E’ disposta a seguire Gesù. Chiede solo permesso per poter seppellire suo padre. La risposta di Gesù è dura: “Lascia che i morti seppelliscano i loro morti. Tu và e annuncia il Regno di Dio”. Probabilmente si tratta di un proverbio popolare usato per dire che si deve essere radicali nelle decisioni che si prendono. Colui che si dispone a seguire Gesù deve lasciare tutto dietro di sé. E’ come se morisse a tutto ciò che possiede e risuscitasse ad un’altra vita.

Luca 9,61-62: Terza proposta di seguire Gesù
Un terzo caso: “Ti seguirò, ma prima lascia che io mi congedi da quelli di casa”. Di nuovo la risposta di Gesù è dura e radicale: “Nessuno che ha messo mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio”. Gesù è più esigente del profeta Elia quando costui chiamò Eliseo per essere suo discepolo (1 Re 19,19-21). Il Nuovo Testamento supera l’Antico nell’esigenza e nella pratica dell’amore.

c) Approfondimento: Gesù Formatore

Il processo di formazione dei discepoli era esigente, lento e doloroso. Perché non è facile far nascere in loro una nuova esperienza di Dio, una nuova visione della vita e del prossimo. E’ come nascere di nuovo! (Gv 3,5-9). La mentalità antica rinasce e riappare nella vita delle persone, delle famiglie e delle comunità. Gesù non lesina sforzi per formare i suoi discepoli e le sue discepole. Dedicava a questo molto tempo. Non sempre ebbe successo. Giuda lo tradì, Pietro lo negò e, nel momento della prova, tutti lo abbandonarono. Solamente le donne e Giovanni rimasero vicini a lui, accanto alla croce. Ma lo Spirito Santo che Gesù ci mandò dopo la sua risurrezione, completò l’opera iniziata da lui (Gv 14,26; 16,13). Oltre a ciò che abbiamo già osservato nel testo di questa domenica (Lc 9,51-62), Luca parla di molti altri casi per indicare come faceva Gesù per formare i discepoli ed aiutarli a superare la mentalità ingannevole dell’epoca:

In Luca 9,46-48 i discepoli discutono tra di loro per sapere chi è il più grande. Qui, la mentalità competitiva e di lotta per il potere, caratteristica della società dell’Impero Romano, si infiltrava già nella piccola comunità di Gesù che stava appena iniziando! Gesù ordina di tenere la mentalità contraria. Prende un bambino, se lo mette accanto e si identifica con lui dicendo: “Chi accoglie un piccolo come questo accoglie me, e chi accoglie me, accoglie il Padre!”. I discepoli discutevano su chi era il più grande, e Gesù ordina di guardare e accogliere il più piccolo! Ed è questo il punto su cui Gesù insistette maggiormente e su cui più rese testimonianza: “Non sono venuto ad essere servito, ma a servire” (Mc 10,45).

In Luca 9,49-50, una persona che non era del gruppo dei discepoli, si serviva del nome di Gesù per scacciare i demoni. Giovanni vide e proibì: “Impediamoglielo perché non lo conosciamo”. In nome della comunità, Giovanni impedisce una buona azione! Lui pensava essere padrone di Gesù e voleva proibire che altri usassero il nome di Gesù per fare il bene. Voleva una comunità chiusa in se stessa. Qui si manifesta la vecchia mentalità del “Popolo eletto, Popolo separato!”. Gesù risponde: “Non glielo impedite, perché chi non è contro di voi è per voi”. L’obiettivo della formazione non può condurre ad un sentimento di privilegio e di possessione, ma deve condurre ad un atteggiamento di servizio. Per Gesù, ciò che importa non è se la persona fa parte o meno della comunità, bensì se fa o meno il bene che la comunità deve fare.

Ecco alcuni altri casi della forma in cui Gesù educa i suoi discepoli e discepole. Una maniera di dare forma umana all’esperienza che lui stesso aveva di Dio Padre. Voi potete completare l’elenco.
* si coinvolgere nella missione ed al ritorno viene fatta la revisione con loro (Mc 6,7; Lc 9,1-2; 10,1-12, 17-20)
* li corregge quando si sbagliano (Lc 9,46-48; Mc 10,13-15)
* li aiuta a discernere (Mc 9,28-29)
* li interpella quando sono lenti (Mc 4,13; 8,14-21)
* li prepara per il conflitto (Mt 10,17s)
* riflette con loro sui problemi del momento (Lc 13,1-5)
* li manda ad osservare la realtà (Mc 8,27-29; Gv 4,35; Mt 16,1-3)
* li confronta con le necessità della gente (Gv 6,5)
* insegna che le necessità della gente sono al di sopra delle prescrizioni rituali (Mt 12,7.12)
* li difende quando sono criticati dagli avversari (Mc 2,19; 7,5-13)
* si occupa del loro riposo e pensa alla loro alimentazione (Mc 6.31; Gv 21,9)
* passa dei momenti solo con loro per poterli istruire (Mc 4,34; 7,17; 9,30-31; 10,10; 13,3)
* insiste nella vigilanza ed insegna a pregare (Lc 11,1-13; Mt 6,5-15).

 

6. Salmo 19 (18), 8-15

La legge di Dio fonte di formazione

La legge del Signore è perfetta:
rinfranca l’anima.
La testimonianza del Signore è fedele:
dà saggezza ai semplici.
I precetti del Signore sono retti:
danno gioia al cuore.
Il comando del Signore è splendido:
dà luce agli occhi.
La parola del Signore è pura:
rimane in eterno.
I giudizi del Signore sono veri:
sono giusti tutti insieme;
essi sono preziosi più che l’oro,
più che un’abbondanza di oro purissimo;
sono dolci più che miele,
assai più che favi stillanti.
Il tuo servo si lasci guidare da essi
e nella loro osservanza trovi una gran ricompensa.
Gli errori chi li comprende?
Dalle trasgressioni rendimi immune.
Dall’orgoglio, più di tutto, custodisci il tuo servo
ché non stenda su di me il suo dominio;
allora sarò puro e immune da grave colpa.
Incontrino il tuo favore i detti della mia bocca
e il palpito del mio cuore giunga al tuo cospetto,
Signore, mia rupe e mia difesa.

 

7. Orazione finale

Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua Parola che ci ha fatto vedere meglio la volontà del Padre. Fa che il tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci comunichi la forza per eseguire quello che la Tua Parola ci ha fatto vedere. Fa che noi, come Maria, tua Madre, possiamo non solo ascoltare ma anche praticare la Parola. Tu che vivi e regni con il Padre nell’unità dello Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Amen.

da \ O. Carm

Santa Teresa di Gesù Bambino: Storia di un’anima ( MA, 145-146)

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145 – Questa risposta definitiva era degna davvero di lui. Per la terza volta questo cristiano di altri tempi permetteva che una figlia adottiva del suo cuore andasse a seppellirsi lontana dal mondo. La zia fu mirabile anche lei per tenerezza e prudenza; non ricordo che, durante la mia prova, ella abbia detto una sola parola tale da aumentarmi la sofferenza, vedevo invece che aveva grande compassione della povera piccola Teresa, così, quand’ebbi ottenuto il consenso dello zio tanto caro, lei mi dette il suo, ma non senza mostrarmi in mille modi che la mia partenza l’avrebbe addolorata. Ahimè! i nostri cari parenti erano ben lungi da prevedere che avrebbero dovuto rinnovare per due volte ancora il medesimo sacrificio. Ma, tendendo la mano per chiedere sempre, il buon Dio non la presentò vuota: i suoi amici poterono attingere in abbondanza la forza e il coraggio necessari… Ma ecco il cuore che mi trascina lungi dal mio soggetto, ci ritorno quasi con rincrescimento: dopo la risposta dello zio, lei capisce, Madre, con quale allegrezza ripresi la via dei Buissonnets, sotto «il bel cielo, da cui le nubi si erano completamente dissipate!». Anche nell’anima mia la notte era finita. Gesù svegliandosi mi aveva ridato la gioia, il fragore delle ondate si era placato: invece del vento della prova, un soffio lieve gonfiava la mia vela e io credevo di arrivare ben presto alla riva benedetta che scorgevo tanto vicina. In realtà era vicina, ma più di un temporale doveva ancora sorgere e, offuscando la vista del faro, farmi temere di essermi allontanata, senza ritorno, dalla spiaggia ambita.

146 – Pochi giorni dopo avere ottenuto il consenso dello zio, venni a trovarla, Madre mia cara, e le dissi la mia gioia che tutte le prove fossero passate; ma quale sorpresa ebbi, e quale dolore, sapendo da lei che il Superiore non acconsentiva al mio ingresso prima dei miei ventun anni! Nessuno aveva pensato a questa opposizione, più invincibile delle altre; tuttavia, senza perdermi di coraggio, andai io stessa con Papà e Celina da Nostro Padre, per cercare di commuoverlo, dimostrandogli che avevo, sì, la vocazione al Carmelo! Ci ricevette molto freddamente; il mio Babbo ineguagliabile ebbe un bell’unire le sue istanze alle mie, niente poté mutare la sua disposizione. Mi disse che non c’erano pericoli nell’attesa, che potevo ben fare vita carmelitana nella mia casa, che se non avessi preso la disciplina niente si sarebbe perduto, ecc. ecc. e finì per aggiungere che egli era soltanto il delegato di Monsignore e che, se Monsignore stesso avesse voluto permettermi di entrare nel Carmelo, lui non avrebbe avuto più nulla da dire… Uscii tutta in lacrime dalla canonica, fortunatamente ero nascosta sotto l’ombrello, perché la pioggia cadeva a torrenti. Papà non sapeva come consolarmi… Mi promise di condurmi a Bayeux appena lo desiderassi perché ero risoluta a raggiungere il mio scopo, e dissi che sarei andata perfino dal Santo Padre, se Monsignore non mi avesse permesso di entrare nel Carmelo a quindici anni.

Lectio: Martedì, 21 Giugno, 2016 – In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Non date le cose sante ai cani e non gettate…”

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Tempo ordinario

1) Preghiera
Dona al tuo popolo, o Padre,

di vivere sempre nella venerazione e nell’amore
per il tuo santo nome,
poiché tu non privi mai della tua guida
coloro che hai stabilito sulla roccia del tuo amore.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

 

2) Lettura
Dal Vangelo secondo Matteo 7,6.12-14

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi.
Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge ed i Profeti.
Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!”.
3) Riflessione
• Discernimento e prudenza nell’offrire le cose di valore. Nelle relazioni con gli altri Gesù mette innanzitutto in guardia da alcuni pericolosi atteggiamenti. Il primo è quello di non giudicare (7,1-5): è una vera e propria proibizione, «non giudicate», un azione che vita ogni valutazione di disprezzo o di condanna degli altri. Il giudizio ultimo è una competenza esclusiva di Dio; le nostre cifre di misura e i nostri criteri sono relativi; sono condizionati dalla nostra soggettività. Qualsiasi condanna degli altri diventa una condanna di se stessi, in quanto ci pone sotto il giudizio di Dio e ci si autoesclude dal perdono. Se il tuo occhio è puro, vale a dire, è libero da ogni giudizio verso i fratelli, puoi con loro relazionarti in maniera vera davanti a Dio.

E veniamo alle parole di Gesù offerte dal testo liturgico: «Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi» (7,6), A prima vista questo “detto” di Gesù sembra strano alla sensibilità del lettore odierno. Può rappresentare un vero enigma. Ma si tratta di un modo di dire, di un linguaggio semitico che chiede di essere interpretato. Al tempo di Gesù come anche nella cultura antica i cani non erano molto apprezzati perché ritenuti semi-selvatici e randagi (U.Luz). Ma veniamo all’aspetto positivo e didattico-sapienziale delle parole di Gesù: Non profanare le cose sante è, in fondo, un invito a usare prudenza e discernimento. Nell’AT le cose sante sono la carne per il sacrificio (Lv 22,14; Es 29,33ss; Nm 18,8-19). Anche l’accostamento con il divieto di gettare le perle ai porci è incomprensibile. Per gli Ebrei i maiali sono animali impuri, la quintessenza della ripugnanza. Al contrario le perle sono quanto di più prezioso si possa avere. Il monito di Gesù riguarda chi sfama i cani randagi con la carne consacrata destinata al sacrificio. Un tale comportamento è malvagio ma anche di solito imprudente perché di solito ad essi non si dava da mangiare e quindi a causa della loro fame insaziabile potevano tornare indietro e assalire i loro «benefattori».
Le perle a livello metaforico potevano indicare gli insegnamenti dei sapienti o le interpretazioni sulla «torâh». Nel vangelo di Matteo la perla è immagine del regno di Dio (Mt 13,45ss). L’interpretazione che l’evangelista ne fa riportando questo monito di Gesù è soprattutto teologico. Sicuramente l’interpretazione che ci pare più consona al testo è la lettura ecclesiale delle parole di Gesù: un monito ai missionari cristiani a non predicare il vangelo a chicchessia (Gnilka. Luz).
• Seguire un cammino. Nella parte finale del discorso (7,13-27), poi Matteo, riporta, tra gli altri, un ammonimento conclusivo di Gesù che invita a fare una scelta decisiva per entrare nel regno dei cieli: la porta stretta (7,13-14). La parola di Gesù non è solo qualcosa da comprendere e interpretare ma deve soprattutto diventare vita. Ora, per entrare nel regno dei cieli è necessario seguire un cammino ed entrare nella pienezza della vita attraverso una «porta». Il tema del «cammino» è molto caro all’AT (Dt 11,26-28; 30,15-20; Ger 21,8; Sal 1,6; Sal 118,29-30; Sal 138,4; Sap 5,6-7 ecc.). Il cammino rappresentato dalle due porte conduce a traguardi diversi. Un significato coerente con gli ammonimenti di Gesù sarebbe che, alla porta larga è collegato il cammino largo che conduce alla perdizione, vale a dire, il percorrere una strada ampia è sempre un fatto piacevole, ma questo non viene detto nel nostro testo. Piuttosto ci sembra che Matteo concordi con la concezione giudaica del «cammino»: sulla scia di Dt 30, 19 e Ger 21,8 ci sono due vie che si contrappongono, quello della morte e quello della vita. Saper scegliere tra i due diversi modi di vita è decisivo per entrare nel regno dei cieli. Chi sceglie la via stretta, quella della vita deve sapere che è piena di afflizioni; stretta vuol dire provata nella sofferenza per la fede.

 

4) Per un confronto personale
• Qual è l’impatto della parola di Gesù nel tuo cuore? L’ascolti per vivere sotto lo sguardo del Padre e per essere trasformato nella tua persona e nei rapporti con i fratelli?

• La parola di Gesù, ovvero, Gesù stesso è la porta che fa entrare nella vita filiale e fraterna. Ti lasci guidare, attirare dalla via stretta ed esigente del vangelo? Oppure segui la strada larga e facile che consiste nel fare quello che piace o che ti porta a soddisfare ogni tuo desiderio, trascurando i bisogni degli altri?

 

5) Preghiera finale
Ricordiamo, Dio, la tua misericordia

dentro il tuo tempio.
Come il tuo nome, o Dio,
così la tua lode si estende ai confini della terra;
è piena di giustizia la tua destra. (Sal 47)

 

 

Santa Teresa di Gesù Bambino: Storia di un’anima (MA, 143-144)

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143 – Celina divenne dunque la confidente delle mie lotte e dei miei patimenti, e prese parte ad essi come se si fosse trattato della vocazione sua; da parte di lei non avevo da temere opposizione, ma non sapevo che strada prendere per dare l’annuncio a Papà. Come parlargli di lasciar la sua regina, a lui che aveva sacrificato le sue tre maggiori? Ah, i conflitti intimi che ho sofferto prima di sentirmi il coraggio di parlare! E tuttavia bisognava che mi decidessi; avevo quattordici anni e mezzo, sei mesi soltanto ci separavano dalla bella notte di Natale nella quale avevo deciso di entrare, nell’ora stessa in cui, l’anno precedente, avevo ricevuto la «mia grazia». Per fare la mia grande rivelazione scelsi il giorno di Pentecoste; per tutta la giornata supplicai i santi Apostoli di pregare per me, di ispirarmi le parole che dovevo dire… Toccava pure loro di aiutare la bambina timida che Dio destinava a divenire l’apostolo degli apostoli per mezzo della preghiera e del sacrificio! Soltanto nel pomeriggio, tornando dai vespri, trovai l’occasione per parlare al mio Babbo carissimo; era andato a sedersi sul bordo della vasca, e, con le mani giunte, contemplava le meraviglie della natura; il sole con la sua luce raddolcita dorava le cime dei grandi alberi ove gli uccelli cantavano gioiosi la loro preghiera della sera. il bel volto di Papà aveva una espressione celeste, sentivo che la pace gli inondava il cuore; senza dire una parola mi sedetti accanto a lui, gli occhi pieni di pianto; mi guardò con tenerezza, mi prese la testa e l’appoggiò sul suo cuore, dicendomi: «Che cos’hai, reginetta? Confidamelo». Poi, alzandosi come per nascondere la propria emozione, camminò lentamente tenendomi sempre la testa appoggiata sul suo cuore. Tra le lacrime gli confidai che desideravo entrare nel Carmelo; allora le lacrime sue si unirono alle mie, ma non disse una parola per distogliermi dalla mia vocazione; si contentò di farmi osservare che ero molto giovane per prendere una decisione tanto grave. Ma io difesi la mia causa tanto bene che Papà, con la sua natura semplice e dritta, fu convinto ben presto che il mio desiderio era di Dio stesso, e, nélla sua fede profonda, esclamò che Dio gli faceva un grande onore chiedendogli così le sue figlie. Continuamino a lungo la nostra passeggiata; il cuore mio, sollevato dalla bontà con la quale era stata accolta la sua rivelazione dal Padre mio incomparabile, si apriva dolcemente nel cuore di lui. Pareva che Papà godesse di quella gioia tranquilla che dà il sacrificio consumato, mi parlò come un santo, e vorrei ricordare le sue parole per scriverle qui, ma ho conservato di esse un ricordo troppo profuinato perché si possa tradurlo. Mi ricordo perfettamente l’azione simbolica che il mio Re compì senza saperlo. Si avvicinò ad un muricciolo, mi mostrò dei fiorellini bianchi che crescevano su di esso simili a gigli in miniatura, poi ne prese uno e me lo dette, spiegandomi con quanta cura il buon Dio l’aveva fatto nascere e l’aveva custodito fino a quel giorno; ascoltando, io credevo di udire la storia mia, tanta era la somiglianza tra quello che Gesù aveva fatto per il mughetto umile e per la piccola Thresa. Ricevetti quel fiore come una reliquia, e vidi che, cogliendolo, Papà aveva divelto tutte le radici esili senza spezzarle; quasi affinché vivesse ancora in un’altra terra più fertile del muschio tenero nel quale erano trascorsi i suoi primi giorni. Era proprio questo medesimo atto che Papà aveva fatto per me qualche istante prima, permettendomi di salire la montagna del Carmelo e lasciare la vallata dolce nella quale avevo mosso i primi passi. Posi il tenue calice bianco nella mia Imitazione, al capitolo intitolato: «Che bisogna amare Gesù al disopra di tutto», ed è ancora li, soltanto lo stelo si è spezzato proprio in un punto vicino alla radice, e il buon Dio sembra voglia dire con ciò che romperà presto i legami del suo fiorellino, e non lo lascerà appassire sulla terra

144 – Dopo avere ottenuto il consenso di Papà, credevo di potere entrare senza timore al Carmelo, ma delle vicende molto dolorose dovevano ancora mettere alla prova la mia vocazione. Tremando confidai allo zio la risoluzione presa. Mi rispose con tutta la possibile tenerezza, ma non mi dette il consenso alla partenza, anzi, mi proibì di riparlargli di vocazione prima di avere diciassette anni. Era contrario alla prudenza umana – diceva – fare entrare nel Carmelo una bambina di quindici anni; la vita di carmelitana essendo agli occhi del mondo una vita da filosofi, si farebbe gran torto alla religione permettendo ad una fanciulla priva di esperienza di abbracaarla. Tutti ne parlerebbero, ecc. ecc. Disse perfino che per decidere lui a farmi partire sarebbe stato necessario un miracolo. Vidi bene che tutti i ragionamenti erano inutili, perciò mi ritirai, col cuore immerso nell’amarezza più profonda. Unica mia consolazione: la preghiera. Supplicavo Gesù di fare il miracolo richiesto, poiché soltanto a quel prezzo avrei potuto rispondere al suo appello. Passò un tempo assai lungo prima che osassi parlare nuovamente allo zio; mi costava sommamente andare da lui; da parte sua pareva ch’egli non pensasse più alla mia vocazione, ma ho saputo più tardi che la mia grande tristezza gli fece una impressione profonda a mio favore. Prima di far splendere sull’anima mia un raggio di speranza, piacque al Signore di mandarmi un martirio molto doloroso che durò tre giorni, Oh, mai ho capito tanto bene come durante quella prova, il dolore della Vergine Santissima e di san Giuseppe alla ricerca di Gesù Bambino. Ero in un deserto triste, o piuttosto l’anima mia era simile allo scafo fragile privo di nocchiero, in balìa della tempesta. Lo so, Gesù era presente, assopito nella mia barchetta, ma la notte era così nera che non potevo vederlo; niente m’illuminava, nemmeno un lampo che solcasse le nuvole oscure. Certo, è ben triste il bagliore dei lampi, ma almeno, se il temporale fosse scoppiato apertamente, avrei potuto forse intravedere Gesù per un attimo… invece, la notte, profonda notte dell’anima… Come Gesù nel giardino dell’agonia mi sentivo sola, non trovavo consolazione né in terra, né dalla parte del Cielo, pareva che il buon Dio mi avesse abbandonata! E pareva anche che la natura prendesse parte alla mia tristezza amara; durante quei tre giorni il sole non ebbe un raggio, e la pioggia cadde a torrenti. (Ho notato che, in tutte le circostanze gravi della mia vita, la natura era l’immagine dell’anima mia. Nei giorni di pianto, il Cielo piangeva con me, nei giorni di gioia, il sole splendeva e l’azzurro era puro). Finalmente il quarto giorno, un sabato, giorno consacrato alla dolce Regina dei Cieli, andai a trovare lo zio. Come rimasi sorpresa vedendo che mi guardava e mi faceva entrare nel suo studio senza che io gli avessi detto nulla! Cominciò col farmi dolci rimproveri perché avevo paura di lui, e poi mi disse: «Non è necessario chiedere un miracolo, ho soltanto pregato il Signore che mi dia “un semplice orientamento del cuore” e sono stato esaudito». Ah! io non fui più tentata di implorare un miracolo perché, secondo me, il miracolo era già concesso, lo zio non era più lui. Senza più alcuna allusione alla «prudenza umana» mi disse: «Tu sei un fiorellino che Dio vuole cogliere, e io non mi oppongo più».

Lectio: Lunedì, 20 Giugno, 2016 – In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Non giudicate, per non essere giudicati…

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1) Preghiera

Dona al tuo popolo, o Padre,
di vivere sempre nella venerazione e nell’amore
per il tuo santo nome,
poiché tu non privi mai della tua guida
coloro che hai stabilito sulla roccia del tuo amore.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

 

2) Lettura

Dal Vangelo secondo Matteo 7,1-5
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Non giudicate, per non essere giudicati; perché col giudizio con cui giudicate sarete giudicati; e con la misura con la quale misurate sarete misurati. Perché osservi la pagliuzza nell’occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio? O come potrai dire al tuo fratello: permetti che tolga la pagliuzza dal tuo occhio, mentre nell’occhio tuo c’è la trave? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e poi ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello”.

 

3) Riflessione

  • Nel vangelo di oggi continuiamo a meditare sul Discorso della Montagna che si trova nei capitoli da 5 a 7 del vangelo di Matteo. Durante la 10a e l’11a Settimana del Tempo Ordinario abbiamo visto i capitoli 5 e 6. Durante questi giorni vedremo il capitolo 7. Questi tre capitoli, 5, 6 e 7 offrono un’idea di come si faceva la catechesi nelle comunità dei giudei convertiti nella seconda metà del primo secolo in Galilea ed in Siria. Matteo unisce ed organizza le parole di Gesù per insegnare come deve essere il modo nuovo di vivere la Legge di Dio.
    • Dopo aver spiegato come ristabilire la giustizia (Mt 5,17 a 6,18) e come restaurare l’ordine della creazione (Mt 6,19-34), Gesù insegna come deve essere la vita in comunità (Mt 7,1-12). Alla fine, presenta alcune raccomandazioni e consigli (Mt 7,13-27). A continuazione, ecco uno schema di tutto il Discorso della Montagna:
    Matteo 5,1-12: Le Beatitudini: apertura solenne della nuova Legge
    Matteo 5,13-16: La nuova presenza nel mondo: Sale della terra e Luce del mondo
    Matteo 5,17-19: La nuova pratica della giustizia: rapporto con l’antica legge
    Matteo 5, 20-48: La nuova pratica della giustizia: osservando la nuova Legge
    Matteo 6,1-4: La nuova pratica delle opere di pietà: l’elemosina
    Matteo 6,5-15: La nuova pratica delle opere di pietà: la preghiera
    Matteo 6,16-18: La nuova pratica delle opere di pietà: il digiuno
    Matteo 6,19-21: Il nuovo rapporto con i beni materiali: non accumulare
    Matteo 6,22-23: Il nuovo rapporto con i beni materiali: visione corretta
    Matteo 6,24: Il nuovo rapporto con i beni materiali: Dio o il denaro
    Matteo 6,25-34: Il nuovo rapporto con i beni materiali: aver fiducia nella Provvidenza
    Matteo 7,1-5: La nuova convivenza comunitaria: non giudicare
    Matteo 7,6: La nuova convivenza comunitaria: non disprezzare la comunità
    Matteo 7,7-11: La nuova convivenza comunitaria: la fiducia in Dio genera la condivisione
    Matteo 7,12: La nuova convivenza comunitaria: la Regola d’Oro
    Matteo 7,13-14: Raccomandazioni finali: scegliere il cammino sicuro
    Matteo 7,15-20: Raccomandazioni finali: il profeta si conosce dai frutti
    Matteo 7,21-23: Raccomandazioni finali: non solo parlare, ma anche praticare
    Matteo 7,24-27: Raccomandazioni finali: costruire la casa sulla roccia
    • Il vissuto comunitario del vangelo (Mt 7,1-12) e la prova essenziale. É dove si definisce la serietà dell’impegno. La nuova proposta di vita in comunità abbraccia diversi aspetti: non osservare la pagliuzza nell’occhio del fratello (Mt 7,1-5), non gettare le perle ai porci (Mt 7,6), non aver paura di chiedere cose a Dio (Mt 7,7-11). Questi consigli culminano nella Regola d’Oro: fare all’altro ciò che ti piacerebbe che l’altro facesse a te (Mt 7,12). Il vangelo di oggi presenta la prima parte: Matteo 7,1-5.
    • Matteo 7,1-2: Non giudicate e non sarete giudicati. La prima condizione per una buona convivenza comunitaria è non giudicare il fratello o la sorella, ossia, eliminare i preconcetti che impediscono la convivenza trasparente. Cosa significa questo concretamente? Il vangelo di Giovanni dà un esempio di come Gesù viveva in comunità con i discepoli. Gesù dice: “Non vi chiamo servi, perché il servo non sa cosa fa il padrone; io vi chiamo amici perché vi ho comunicato tutto ciò che ho udito dal Padre mio” (Gv 15,15). Gesù è un libro aperto per i suoi compagni. Questa trasparenza nasce dalla sua totale fiducia nei fratelli e nelle sorelle ed ha la sua radice nella sua intimità con il Padre che gli dà la forza di aprirsi totalmente agli altri. Chi vive così con i suoi fratelli e sorelle, accetta l’altro come è, senza preconcetti, senza imporgli condizioni previe, senza giudicarlo. Mutua accettazione, senza finzioni. E’ una trasparenza totale! Ecco l’ideale della nuova vita comunitaria, nata dalla Buona Novella che Gesù ci porta: Dio è Padre e Madre e, quindi, tutti noi siamo fratelli e sorelle. E’ un ideale difficile ma molto bello ed attraente come l’altro: ”Siate perfetti come il Padre del cielo è perfetto” (Mt 5,48).
    • Matteo 7.3-5: Vedi la pagliuzza e non la trave. Subito Gesù dà un esempio: “Perché osservi la pagliuzza nell’occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio? O come potrai dire al tuo fratello: permetti che tolga la pagliuzza dal tuo occhio, mentre nell’occhio tuo c’è la trave? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e poi ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello”. Nell’udire questa frase siamo soliti pensare ai farisei che disprezzavano la gente considerandola ignorante e loro si consideravano migliori degli altri (cf. Gv 7,49; 9,34). In realtà, la frase di Gesù serve a tutti noi. Per esempio, oggi molti di noi cattolici siamo meno fedeli al vangelo che i non cattolici. Osserviamo la pagliuzza nell’occhio dei nostri fratelli e non vediamo la trave di orgoglio prepotente collettivo nei nostri occhi. Questa trave fa sì che oggi molte persone hanno difficoltà a credere nella Buona Novella di Gesù.

 

4) Per un confronto personale

  • Non giudicare l’altro ed eliminare preconcetti: su questo punto qual è la mia esperienza personale?
    • Pagliuzza e trave: qual è la trave in me che rende difficile la mia partecipazione alla vita in famiglia e in comunità?

 

5) Preghiera finale

Signore, dirigimi sul sentiero dei tuoi comandi,
perché in esso è la mia gioia.
Piega il mio cuore verso i tuoi insegnamenti
e non verso la sete del guadagno. (Sal 118)

da \ O. Carm

 

Spirito d’amore, vieni in me

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O Spirito d’amore, scendi sopra di me: rendi la mia anima una immagine vivente di Gesù, perché Egli possa rinnovarvi tutto il suo mistero.

E Tu, o Padre, chinati su questa tua piccola creatura, coprila con l’ombra del tuo Spirito e guarda in lei unicamente il figlio tuo prediletto, nel quale hai riposto tutte le tue compiacenze.

O mio Dio Trinità, mio tutto, mia beatitudine, immensità in cui mi perdo, mi consegno a voi come una preda.

Immergetevi in me perché io mi immerga in voi, in attesa di venire a contemplare, nella vostra luce, l’abisso delle vostre grandezze. Amen.

Beata Elisabetta della Trinità

Santa Teresa di Gesù Bambino: Storia di un’anima (MA, 142-144)

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142 – Per incoraggiarmi nella vocazione trovai una sola anima, quella della mia Madre cara… il cuore mio trovò nel suo una eco fedele, e senza di lei certamente non sarei arrivata alla riva benedetta che aveva accolto anche lei cinque anni prima sopra una terra permeata di rugiada celeste. Si, da cinque anni ero lontana da lei, Madre cara, credevo di averla perduta, ma al momento della prova fu la mano sua che m’indicò il cammino. Avevo bisogno di questo conforto, perché le mie conversazioni al Carmelo mi erano divenute più e più penose, non potevo parlare del mio desiderio d’entrare senza sentirmi respinta. Maria, pensando che fossi troppo giovane, faceva tutto il possibile per impedire il mio ingresso; lei stessa, Madre, per provarmi, tentava qualche volta di attenuare il mio ardore; insomma, se non avessi avuto davvero la vocazione, mi sarei fermata fin dall’inizio, perché incontravo ostacoli appena cominciavo a rispondere alla chiamata di Gesù. Non volli dire a Celina il mio desiderio di entrare così giovane nel Carmelo, e ciò mi fece soffrire di più perché mi era ben difficile nasconderle qualche cosa… La sofferenza non durò a lungo, ben presto la mia sorella cara seppe la mia decisione, e lungi dal tentare di dissuadermi, accettò con coraggio mirabile il sacrificio che il buon Dio le chiedeva; per capire quanto fu grande, bisognerebbe sapere fino a che punto eravamo unite. Era, per così dire, la stessa anima che ci faceva vivere; da pochi mesi godevamo insieme la vita più dolce che due giovanette possano sognare; tutto, intorno a noi, rispondeva ai nostri gusti, la libertà più grande ci era concessa, insomma io dicevo che la nostra vita sulla terra era l’ideale della felicita’… Avevamo avuto appena il tempo per gustare questo ideale di felicita’ che bisognava distoglierci da esso liberamente, e la mia Celina non si ribellò nemmeno per un attimo. Eppure, non era lei che Gesù chiamava per prima, e perciò ella avrebbe potuto lamentarsi; avendo la mia stessa vocazione, stava a lei partire: ma, come ai tempi dei martiri, quelli che restavano nella prigione davano gioiosamente il bacio di pace ai fratelli i quali partivano primi per combattere nell’arena, e si consolavano col pensiero che forse essi erano riservati a certami ancora più grandi; così Celina lasciò che la sua Teresa si allontanasse e restò sola per la gloriosa e sanguinosa prova alla quale Gesù la destinava come privilegiata del suo amore!

143 – Celina divenne dunque la confidente delle mie lotte e dei miei patimenti, e prese parte ad essi come se si fosse trattato della vocazione sua; da parte di lei non avevo da temere opposizione, ma non sapevo che strada prendere per dare l’annuncio a Papà. Come parlargli di lasciar la sua regina, a lui che aveva sacrificato le sue tre maggiori? Ah, i conflitti intimi che ho sofferto prima di sentirmi il coraggio di parlare! E tuttavia bisognava che mi decidessi; avevo quattordici anni e mezzo, sei mesi soltanto ci separavano dalla bella notte di Natale nella quale avevo deciso di entrare, nell’ora stessa in cui, l’anno precedente, avevo ricevuto la «mia grazia». Per fare la mia grande rivelazione scelsi il giorno di Pentecoste; per tutta la giornata supplicai i santi Apostoli di pregare per me, di ispirarmi le parole che dovevo dire… Toccava pure loro di aiutare la bambina timida che Dio destinava a divenire l’apostolo degli apostoli per mezzo della preghiera e del sacrificio! Soltanto nel pomeriggio, tornando dai vespri, trovai l’occasione per parlare al mio Babbo carissimo; era andato a sedersi sul bordo della vasca, e, con le mani giunte, contemplava le meraviglie della natura; il sole con la sua luce raddolcita dorava le cime dei grandi alberi ove gli uccelli cantavano gioiosi la loro preghiera della sera. il bel volto di Papà aveva una espressione celeste, sentivo che la pace gli inondava il cuore; senza dire una parola mi sedetti accanto a lui, gli occhi pieni di pianto; mi guardò con tenerezza, mi prese la testa e l’appoggiò sul suo cuore, dicendomi: «Che cos’hai, reginetta? Confidamelo». Poi, alzandosi come per nascondere la propria emozione, camminò lentamente tenendomi sempre la testa appoggiata sul suo cuore. Tra le lacrime gli confidai che desideravo entrare nel Carmelo; allora le lacrime sue si unirono alle mie, ma non disse una parola per distogliermi dalla mia vocazione; si contentò di farmi osservare che ero molto giovane per prendere una decisione tanto grave. Ma io difesi la mia causa tanto bene che Papà, con la sua natura semplice e dritta, fu convinto ben presto che il mio desiderio era di Dio stesso, e, nélla sua fede profonda, esclamò che Dio gli faceva un grande onore chiedendogli così le sue figlie. Continuamino a lungo la nostra passeggiata; il cuore mio, sollevato dalla bontà con la quale era stata accolta la sua rivelazione dal Padre mio incomparabile, si apriva dolcemente nel cuore di lui. Pareva che Papà godesse di quella gioia tranquilla che dà il sacrificio consumato, mi parlò come un santo, e vorrei ricordare le sue parole per scriverle qui, ma ho conservato di esse un ricordo troppo profuinato perché si possa tradurlo. Mi ricordo perfettamente l’azione simbolica che il mio Re compì senza saperlo. Si avvicinò ad un muricciolo, mi mostrò dei fiorellini bianchi che crescevano su di esso simili a gigli in miniatura, poi ne prese uno e me lo dette, spiegandomi con quanta cura il buon Dio l’aveva fatto nascere e l’aveva custodito fino a quel giorno; ascoltando, io credevo di udire la storia mia, tanta era la somiglianza tra quello che Gesù aveva fatto per il mughetto umile e per la piccola Thresa. Ricevetti quel fiore come una reliquia, e vidi che, cogliendolo, Papà aveva divelto tutte le radici esili senza spezzarle; quasi affinché vivesse ancora in un’altra terra più fertile del muschio tenero nel quale erano trascorsi i suoi primi giorni. Era proprio questo medesimo atto che Papà aveva fatto per me qualche istante prima, permettendomi di salire la montagna del Carmelo e lasciare la vallata dolce nella quale avevo mosso i primi passi. Posi il tenue calice bianco nella mia Imitazione, al capitolo intitolato: «Che bisogna amare Gesù al disopra di tutto», ed è ancora li, soltanto lo stelo si è spezzato proprio in un punto vicino alla radice, e il buon Dio sembra voglia dire con ciò che romperà presto i legami del suo fiorellino, e non lo lascerà appassire sulla terra

144 – Dopo avere ottenuto il consenso di Papà, credevo di potere entrare senza timore al Carmelo, ma delle vicende molto dolorose dovevano ancora mettere alla prova la mia vocazione. Tremando confidai allo zio la risoluzione presa. Mi rispose con tutta la possibile tenerezza, ma non mi dette il consenso alla partenza, anzi, mi proibì di riparlargli di vocazione prima di avere diciassette anni. Era contrario alla prudenza umana – diceva – fare entrare nel Carmelo una bambina di quindici anni; la vita di carmelitana essendo agli occhi del mondo una vita da filosofi, si farebbe gran torto alla religione permettendo ad una fanciulla priva di esperienza di abbracaarla. Tutti ne parlerebbero, ecc. ecc. Disse perfino che per decidere lui a farmi partire sarebbe stato necessario un miracolo. Vidi bene che tutti i ragionamenti erano inutili, perciò mi ritirai, col cuore immerso nell’amarezza più profonda. Unica mia consolazione: la preghiera. Supplicavo Gesù di fare il miracolo richiesto, poiché soltanto a quel prezzo avrei potuto rispondere al suo appello. Passò un tempo assai lungo prima che osassi parlare nuovamente allo zio; mi costava sommamente andare da lui; da parte sua pareva ch’egli non pensasse più alla mia vocazione, ma ho saputo più tardi che la mia grande tristezza gli fece una impressione profonda a mio favore. Prima di far splendere sull’anima mia un raggio di speranza, piacque al Signore di mandarmi un martirio molto doloroso che durò tre giorni, Oh, mai ho capito tanto bene come durante quella prova, il dolore della Vergine Santissima e di san Giuseppe alla ricerca di Gesù Bambino. Ero in un deserto triste, o piuttosto l’anima mia era simile allo scafo fragile privo di nocchiero, in balìa della tempesta. Lo so, Gesù era presente, assopito nella mia barchetta, ma la notte era così nera che non potevo vederlo; niente m’illuminava, nemmeno un lampo che solcasse le nuvole oscure. Certo, è ben triste il bagliore dei lampi, ma almeno, se il temporale fosse scoppiato apertamente, avrei potuto forse intravedere Gesù per un attimo… invece, la notte, profonda notte dell’anima… Come Gesù nel giardino dell’agonia mi sentivo sola, non trovavo consolazione né in terra, né dalla parte del Cielo, pareva che il buon Dio mi avesse abbandonata! E pareva anche che la natura prendesse parte alla mia tristezza amara; durante quei tre giorni il sole non ebbe un raggio, e la pioggia cadde a torrenti. (Ho notato che, in tutte le circostanze gravi della mia vita, la natura era l’immagine dell’anima mia. Nei giorni di pianto, il Cielo piangeva con me, nei giorni di gioia, il sole splendeva e l’azzurro era puro). Finalmente il quarto giorno, un sabato, giorno consacrato alla dolce Regina dei Cieli, andai a trovare lo zio. Come rimasi sorpresa vedendo che mi guardava e mi faceva entrare nel suo studio senza che io gli avessi detto nulla! Cominciò col farmi dolci rimproveri perché avevo paura di lui, e poi mi disse: «Non è necessario chiedere un miracolo, ho soltanto pregato il Signore che mi dia “un semplice orientamento del cuore” e sono stato esaudito». Ah! io non fui più tentata di implorare un miracolo perché, secondo me, il miracolo era già concesso, lo zio non era più lui. Senza più alcuna allusione alla «prudenza umana» mi disse: «Tu sei un fiorellino che Dio vuole cogliere, e io non mi oppongo più».

Lectio: Domenica, 19 Giugno, 2016 La professione di fede di Pietro “E voi, chi dite che io sia?” Luca 9,18-24

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ORAZIONE INIZIALE

  1. O Spirito Santo, sei tu che unisci la mia anima a Dio: muovila con ardenti desideri e accendila con il Fuoco del tuo amore. Quanto sei buono con me, o Spirito Santo di Dio: sii per sempre lodato e benedetto per il grande amore che effondi su di me! Dio mio e mio Creatore è mai possibile che vi sia qualcuno che non ti ami? Per tanto tempo non ti ho amato! Perdonami, Signore. O Spirito Santo, concedi all’anima mia di essere tutta di Dio e di servirlo senza alcun interesse personale, ma solo perché è Padre mio e mi ama. Mio Dio e mio tutto, c’è forse qualche altra cosa che io possa desiderare? Tu solo mi basti. Amen.(Santa Teresa di Gesù)

 

  1. LETTURA
  2. a) Chiave di lettura

Il brano di oggi riprende il tema su chi è Gesù. La domanda è stata già posta da Giovanni Battista e da Erode. Giovanni chiede a Gesù: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?” (Lc 7,19). Erode afferma e chiede: “Giovanni, l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?” (Lc 9,9). Nel vangelo di oggi è Gesù stesso che chiede cosa pensa la gente di lui, qual è l’opinione pubblica e quella degli apostoli. Pietro dichiara: “Tu sei il Cristo di Dio.” Immediatamente dopo, troviamo il primo annuncio della passione, della morte e della risurrezione di Gesù.

  1. b) Una divisione del testo per aiutarne la lettura

Lc 9,18: La domanda di Gesù dopo la preghiera

Lc 9,19: L’opinione del popolo su Gesù

Lc 9,20: La domanda di Gesù ai discepoli

Lc 9,21: La proibizione di rivelare che Gesù è il Cristo di Dio

Lc 9,22: Il primo annuncio della passione

Lc 9,23-24: La sequela di Gesù

 

  1. c) Il testo: Luca 9, 18-24

Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa; altri uno degli antichi profeti che è risorto».

Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio».

Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».

Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà».

 

  1. MOMENTO DI SILENZIO ORANTE

Perché la Parola di Dio possa entrare in noi e illuminare la nostra vita.

 

  1. ALCUNE DOMANDE

Per aiutarci nella meditazione e nella orazione.

– Tutti crediamo in Gesù. Ma c’è chi lo capisce in un modo e chi in un altro. Qual è oggi il Gesù più comune nel modo di pensare della gente?

– La propaganda, come interferisce nel mio modo di vedere Gesù? Cosa faccio per non cadere nel giro della propaganda?

– Cosa ci impedisce oggi di riconoscere e di assumere il progetto di Gesù?

– Tutti aspettavano il messia, ognuno a modo suo. Qual è il messia che io aspetto e che la gente di oggi aspetta?

– La condizione per seguire Gesù è la croce. Come reagisco davanti alle croci della vita?

 

  1. PER COLORO CHE VOGLIONO APPROFONDIRE IL TESTO
  2. a) Commento del testo

Lc 9,18: La domanda di Gesù dopo la preghiera

“Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: “Le folle, chi dicono che io sia?”. Nel vangelo di Luca, in diverse occasioni importanti e decisive, Gesù è presentato in preghiera: nel battesimo, quando assume la sua missione (Lc 3,21); nei 40 giorni nel deserto, quando vince le tentazioni del diavolo alla luce della Parola di Dio (Lc 4,1-13); la notte prima di scegliere i dodici apostoli (Lc 6,12); nella trasfigurazione, quando con Mosè ed Elia conversa sulla passione a Gerusalemme (Lc 9,29); nell’orto, quando affronta l’agonia (Lc 22,39-46); sulla croce, quando chiede perdono per il soldato (Lc 23,34) e consegna lo spirito a Dio (Lc 23,46).

Lc 9,19: L’opinione del popolo su Gesù

“Essi risposero: “Giovanni Battista; altri dicono Elia; altri uno degli antichi profeti che è risorto”. Come Erode, molti pensavano che Giovanni Battista fosse risorto in Gesù. Era credenza comune che il profeta Elia dovesse ritornare (Mt 17,10-13; Mc 9,11-12; Ml 3,23-24; Sir 48,10). E tutti alimentavano la speranza della venuta del profeta promesso da Mosè (Dt 18,15). Risposte insufficienti.

Lc 9,20: La domanda di Gesù ai discepoli

Dopo aver ascoltato le opinioni degli altri, Gesù chiede: “Ma voi, chi dite che io sia?”. Pietro rispose: “Il Cristo di Dio”! Pietro riconosce che Gesù è colui che la gente sta aspettando e che viene a realizzare le promesse. Luca omette la reazione di Pietro che cerca di dissuadere Gesù dal seguire il cammino della croce ed omette anche la dura critica di Gesù a Pietro (Mc 8,32-33; Mt 16,22-23).

Lc 9,21: La proibizione di rivelare che Gesù è il Cristo di Dio

“Gesù ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno”. A loro fu proibito di rivelare alla gente che Gesù è il Cristo, cioè il Messia di Dio. Perché Gesù lo proibì? In quel tempo tutti aspettavano la venuta del Cristo, del Messia, ma ognuno di loro a modo suo: alcuni aspettavano un re, altri un sacerdote, altri un dottore, un guerriero, un giudice, o un profeta! Nessuno sembrava aspettare il messia servo, annunciato da Isaia (Is 42,1-9; 52,13-53,12). Chi insiste nel mantenere l’idea di Pietro, cioè del Messia glorioso senza la croce, non capisce nulla e non giungerà mai ad assumere l’atteggiamento del vero discepolo. Continuerà a camminare nel buio, come Pietro, scambiando la gente per alberi (cfr. Mc 8,24). Perché senza la croce è impossibile capire chi è Gesù e cosa significa seguire Gesù. Per questo, Gesù insiste di nuovo sulla croce e più avanti fa il secondo annuncio della sua passione, morte e risurrezione.

Lc 9,22: Il primo annuncio della passione

Gesù comincia a insegnare che lui è il Messia Servo e afferma che, come il Messia Servo annunciato da Isaia, presto sarà messo a morte nello svolgimento della sua missione di giustizia (Is 49,4-9; 53,1-12). Luca è solito seguire il vangelo di Marco, ma qui omette la reazione di Pietro che sconsigliava Gesù di pensare al Messia sofferente e omette anche la dura risposta: “Va’ dietro a me, Satana! Perché non pensi secondo Dio, ma secondo degli uomini!”. Satana è una parola ebraica che significa accusatore, colui che allontana gli altri dal cammino di Dio. Gesù non permette che Pietro si allontani dalla sua missione. E Gesù aggiunge: “Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno”.

Lc 9,23-24: La sequela di Gesù

Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà». La comprensione piena della sequela di Gesù non si ottiene mediante l’istruzione teorica, ma mediante l’impegno pratico, camminando con lui lungo il cammino del servizio, dalla Galilea fino a Gerusalemme. Il cammino della sequela è il cammino del dono di sé, dell’abbandono, del servizio, della disponibilità, dell’accettazione del conflitto, sapendo che ci sarà risurrezione. La croce non è un incidente di percorso, fa parte di questo cammino. Perché in un mondo organizzato su principi egoistici, l’amore e il servizio possono esistere solo crocifissi! Chi fa della sua vita un servizio agli altri, scomoda coloro che vivono afferrati ai privilegi, e soffre.

 

  1. c) Ampliando l’informazione

Condizioni per seguire Gesù

Gesù tira conclusioni valide fino al giorno d’oggi: “Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua”. In quel tempo la croce era la pena di morte che l’impero romano imponeva ai criminali emarginati. Prendere la croce e caricarsela dietro Gesù era lo stesso che accettare di essere emarginato dal sistema ingiusto che legittimava l’ingiustizia. Era lo stesso che rompere con il sistema. Come dice Paolo nella lettera ai Galati: “Il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo” (Gal 6,14). La croce non è fatalismo, nemmeno è esigenza del Padre. La croce è la conseguenza dell’impegno liberamente assunto da Gesù di rivelare la Buona Novella che Dio è Padre, e che quindi tutti e tutte dobbiamo essere accolti e trattati/e da fratelli e sorelle. A causa di questo annuncio rivoluzionario, lui fu perseguitato e non ebbe paura di dare la propria vita. Non c’è prova d’amore più grande che dare la vita per il fratello.

 

  1. ORAZIONE – Salmo 1

Beato l’uomo che non entra nel consiglio dei malvagi,

non resta nella via dei peccatori

e non siede in compagnia degli arroganti,

ma nella legge del Signore trova la sua gioia,

la sua legge medita giorno e notte.

È come albero piantato lungo corsi d’acqua,

che dà frutto a suo tempo:

le sue foglie non appassiscono

e tutto quello che fa, riesce bene.

Non così, non così i malvagi,

ma come pula che il vento disperde;

perciò non si alzeranno i malvagi nel giudizio

né i peccatori nell’assemblea dei giusti,

poiché il Signore veglia sul cammino dei giusti,

mentre la via dei malvagi va in rovina.

 

  1. ORAZIONE FINALE

Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua Parola che ci ha fatto vedere meglio la volontà del Padre. Fa’ che il tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci comunichi la forza per eseguire quello che la tua Parola ci ha fatto vedere. Fa’ che noi, come Maria, tua Madre, possiamo non solo ascoltare ma anche praticare la Parola. Tu che vivi e regni con il Padre nell’unità dello Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Amen.

da \ O. Carm